Amedeo nacque a Thonon nel 1435, figlio del duca Ludovico I di Savoia e di Anna di Lusignano, e nipote dell’antipapa Felice V. Già da bambino fu promesso in matrimonio a Iolanda, figlia di Carlo VII di Francia. Cresciuto come un bel ragazzo, purtroppo soffriva di crisi epilettiche, che accettò c...
Amedeo nacque a Thonon nel 1435, figlio del duca Ludovico I di Savoia e di Anna di Lusignano, e nipote dell’antipapa Felice V. Già da bambino fu promesso in matrimonio a Iolanda, figlia di Carlo VII di Francia. Cresciuto come un bel ragazzo, purtroppo soffriva di crisi epilettiche, che accettò come una correzione all’inevitabile adulazione dei cortigiani di suo padre e come un’opportunità per avvicinarsi a Dio. La Messa quotidiana e la preghiera erano per lui una fonte di forza.
Nel 1452, Amedeo si sposò e la coppia si ritirò nella tranquilla provincia di Brescia, territorio che gli era stato assegnato insieme al governatorato del Piemonte. Questa scelta, tuttavia, suscitò l’ira del fratello Filippo, che arrivò quasi a preparare un attacco contro di lui. Solo l’intervento del padre evitò il conflitto. Alla morte del genitore, Amedeo fece rilasciare Filippo e organizzò per lui un matrimonio con Margherita, figlia di Carlo, duca di Borgogna. Gli lasciò anche i territori bresciani, conquistandosi così il suo affetto.
Amedeo dovette affrontare anche le provocazioni della famiglia degli Sforza di Milano. Quando il duca Francesco Sforza morì, il figlio Giangaleazzo, di ritorno dalla Francia, tentò di attraversare la Savoia in incognito per tornare in Italia, ma fu arrestato. Nonostante Amedeo lo avesse rilasciato immediatamente, fornendogli persino una scorta, Giangaleazzo non mostrò gratitudine e ruppe con insolenza l’alleanza che suo padre aveva stretto con Amedeo. Per evitare ulteriori conflitti, Amedeo gli diede in sposa la sorella Bona.
Amedeo si distinse anche per il suo impegno nella difesa del cristianesimo dalla minaccia turca. Raccolse un esercito per proteggere il Peloponneso e fu tra i primi a rispondere all’invito di Pio II per un’assemblea di principi volta a raccogliere uomini, armi e denaro. Tuttavia, la sua prima preoccupazione erano i poveri. Una volta, un ambasciatore si vantò delle mute di cani del suo padrone, e Amedeo lo condusse su una terrazza dove i poveri della città venivano sfamati: «Queste sono le mie mute e i miei cani da caccia. È con l’aiuto di questa povera gente che inseguo la virtù e vado a caccia del regno dei cieli». Alla domanda dell’ambasciatore su quanti di loro fossero impostori, Amedeo rispose: «Non li giudico troppo severamente per non essere giudicato severamente da Dio».
Nonostante la sua generosità, Amedeo non ebbe mai problemi economici. Grazie a un’attenta amministrazione, riuscì persino a saldare i debiti contratti dai suoi predecessori. La sua vita era estremamente austera: nonostante la salute delicata, evitava ogni privilegio e spesso digiunava. Con il peggiorare delle sue condizioni, affidò l’amministrazione del ducato alla moglie Iolanda nel 1469. Tuttavia, i sudditi si ribellarono e Amedeo fu imprigionato fino a quando il cognato, Luigi XI di Francia, ottenne il suo rilascio.
In punto di morte, Amedeo affidò i figli alla moglie e pronunciò le sue ultime raccomandazioni davanti a loro e ai suoi ministri: «Siate retti. Amate i poveri e Dio vi garantirà la pace». Morì il 30 marzo 1472 e fu beatificato nel 1677. Il Martirologio Romano lo ricorda come un uomo che favorì la pace e si impegnò incessantemente per i poveri, le vedove e gli orfani.
Nell’iconografia, il beato Amedeo di Savoia è spesso raffigurato con una corona, talvolta non sul capo, ornata da perle e pietre preziose. Indossa una tunica decorata con motivi fogliacei e floreali e un manto di ermellino chiuso da un fermaglio con pietra preziosa. Al collo porta il collare dell’Ordine della SS. Maria Annunziata, su uno sfondo scuro. In alto, lo stemma dinastico completa l’immagine. Un ritratto del XVIII secolo, di autore ignoto, lo rappresenta come Amedeo IX il Beato.