Il monachesimo fu uno dei movimenti religiosi più vasti e fecondi, capace di produrre effetti sia di perfezione spirituale che di progresso civile. Per questo motivo, la schiera dei santi monaci è quasi sterminata. Essi illuminarono i secoli più oscuri del Medioevo, infondendo nuova vita in una s...
Il monachesimo fu uno dei movimenti religiosi più vasti e fecondi, capace di produrre effetti sia di perfezione spirituale che di progresso civile. Per questo motivo, la schiera dei santi monaci è quasi sterminata. Essi illuminarono i secoli più oscuri del Medioevo, infondendo nuova vita in una società che sembrava oppressa dalla barbarie più cupa.
San Romano fa parte della grande famiglia dei monaci francesi, poiché la Francia, subito dopo l'Italia, fu una terra particolarmente favorevole al monachesimo. Questo si spiega con il fatto che il monachesimo, pur essendo un movimento profondamente cristiano, si innestò sulla parte migliore della tradizione romana, preservando quegli elementi di civiltà latina che i barbari distruggevano ovunque, ma che non riuscirono a cancellare all'interno dei monasteri, vere e proprie case romane. Ecco perché il monachesimo si diffuse e attecchì facilmente nei paesi più fedeli alla tradizione romana.
San Romano, pur essendo francese, fu "romano" sia di nome che di spirito. Entrò giovane nell'abbazia di Ainay, vicino a Lione, ma poco dopo ne uscì, con il permesso dell'abate. Non lo fece per abbandonare la vita monastica, ma per cercare una maggiore perfezione spirituale. Si ritirò infatti in solitudine sui monti del Giura, sperando di trascorrere i suoi giorni nella penitenza e nella preghiera. Tuttavia, la sua luce attirò altre anime desiderose di perfezione. Il primo a raggiungerlo fu suo fratello Lupicino, seguito da altri che fuggivano dal mondo, ma non dalla vita spirituale.
Nacque così la celebre abbazia di Condat, che presto si riempì di monaci. San Romano fu costretto a fondare un altro monastero a Leucone e poi un terzo, chiamato Saint Romain de la Roche. In questi monasteri si sperimentò una forma di diarchia, poiché San Romano decise di dividere il governo dell'abbazia con suo fratello Lupicino. Romano era infatti troppo mite per esercitare con fermezza il ruolo di abate e aveva bisogno del sostegno di Lupicino, più severo e rigoroso.
La devozione dei due fratelli si manifestava non solo nell'istruzione dei discepoli e nella fondazione di nuovi monasteri, ma anche nei loro frequenti pellegrinaggi ai santuari dei martiri. Durante uno di questi viaggi, mentre si recavano ad Agaunio per pregare sulla tomba di San Maurizio e dei suoi compagni della Legione Tebea, si fermarono per la notte in una capanna abbandonata nel territorio di Ginevra. Poco dopo arrivarono due lebbrosi, che usavano quella capanna come rifugio. Nonostante la sorpresa iniziale, San Romano li abbracciò con affetto, trascorrendo la notte accanto a loro. La mattina seguente, i due lebbrosi scoprirono con gioia di essere stati guariti dalla loro malattia, e tutta la città di Ginevra tributò onori commossi ai due pellegrini.
La diarchia tra i due fratelli nel governo dei monasteri durò fino alla morte di San Romano, avvenuta alla fine del V secolo, all'età di settant'anni. A quel tempo, le montagne del Giura erano già ricoperte di abbazie, dove, insieme alla fede, si preservava la civiltà occidentale.
**Martirologio Romano**: Sul massiccio del Giura in Francia, deposizione di San Romano, abate, che, seguendo il modello degli antichi monaci, per primo condusse in quel luogo vita eremitica, divenendo poi padre di moltissimi monaci.