Si narra che Mario e sua moglie Marta, di origini persiane, si dirigessero a Roma con i loro due figli, Audiface e Abaco, per venerare le reliquie dei martiri, come era consuetudine tra i primi cristiani. Giunti in città durante le grandi persecuzioni ordinate da Diocleziano, si dice che aiutarono ...
Si narra che Mario e sua moglie Marta, di origini persiane, si dirigessero a Roma con i loro due figli, Audiface e Abaco, per venerare le reliquie dei martiri, come era consuetudine tra i primi cristiani. Giunti in città durante le grandi persecuzioni ordinate da Diocleziano, si dice che aiutarono il prete Giovanni a seppellire duecentosessantasette martiri decapitati e abbandonati in aperta campagna lungo la via Salaria. Scoperti, furono arrestati, condotti in tribunale e anch’essi decapitati. I loro resti furono raccolti dalla matrona romana Felicita e conservati in una chiesa, di cui oggi restano solo le rovine a Bocca, vicino Roma.
Verso la fine del Settecento, con il graduale aumento della popolazione nelle zone limitrofe, fu presentata all’adunanza Capitolare del 30 agosto 1778 una richiesta per costruire una nuova chiesa. L’obiettivo era ospitare in modo "decoroso" gli abitanti e i pellegrini devoti alla famiglia dei Santi Martiri Mario, Marta, Audiface e Abaco. Nel 1789, per volere di papa Pio VI, fu inaugurata la nuova chiesa, progettata dal celebre architetto Virginio Bracci.
Le reliquie dei martiri ebbero vicende complesse: alcune furono trasferite a Roma, nelle chiese di Sant’Adriano e di Santa Prassede, mentre un’altra parte fu inviata a Eginardo nell’828. Questi, biografo di Carlo Magno, le donò al monastero di Seligenstadt.
Secondo il Martirologio Romano, i santi martiri Mario e Marta, insieme ai figli Audiface e Abaco, nobili persiani, giunsero a Roma al tempo dell’imperatore Claudio per pregare. Marta subì flagelli, l’eculeo, il fuoco, gli uncini di ferro e il taglio delle mani, prima di essere uccisa a Ninfa. Gli altri furono decapitati e i loro corpi bruciati.
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